I numeri smentiscono le tesi
Il balzo di agosto dell’indice destagionalizzato della produzione industriale che è salito del 4,3 per cento rispetto al mese precedente (picco massimo dal 2000) mette in dubbio un paio di totem. I dati di ieri smentiscono in parte sia il pianto della Confindustria sulla crisi che sarebbe in atto nelle imprese, sia la stima fatta propria dal ministero dell’Economia di una minuscola crescita del pil dello 0,7 per cento quest’anno.
17 AGO 20

La manovra di finanza pubblica ha esercitato effetti depressivi sui consumi in quanto per i beni di consumo, in agosto, si è avuto un aumento pari solo allo 0,6 per cento. Nei primi sette mesi l’intero settore di produzione di beni di consumo ha registrato una diminuzione di 2,1 punti rispetto ai primi sette del 2010, mentre i beni durevoli hanno avuto una crescita dello 0,9 per cento. Ma sono in forte espansione i beni strumentali, cioè quelli di investimento, che si accrescono del 5,7 per cento mentre i beni intermedi aumentano del 3,1 per cento. E’ chiaro che il commercio estero compensa il calo della domanda interna. Però, data la crescita della produzione di beni strumentali, non sembra esserci una stasi degli investimenti. Perché, dunque, tanto pessimismo economico che contrasta anche con i numeri? Il paradigma antideclinista si nutre ormai molto di politicismo avventato più che di razionalità economica.